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Il video qui sotto mostra la nuova versione di Internet Explorer, la versione 9. Al contrario dei video precedenti, questo sembra mostrare l'intera UI anche se non c'è molto da vedere in quanto la UI è minima proprio per non pesare tra l'utente e il contenuto che deve mostrare. La toolbar in cima è molto scarna. Ci sono un bottone avanti, indietro, la barra degli indirizzi e tre bottoni sulla destra che sembrano essere la home, i favoriti e una freccia che potrebbe aprire un ulteriore menu opzioni. La frame del browser è semi-trasparente e il video muto mostra una serie di demo che dove si vede la velocità del browser che usa l'accelerazione hardware, ma sono cose che abbiamo già visto. http://www.youtube.com/v/g4QPxbubSug

Teachbook.com ha due dipendenti e meno di 20 utenti al sito che dovrebbe andare live ufficialmente a Marzo 2011. Facebook ha 1400 dipendenti e 500 milioni di utenti, eppure si sente minacciato da questo piccolo sito. Greg Shrader, l'amministratore delegato di Teachbook si sta chiedendo da giorni perchè Facebook abbia preso questa decisione e cosa fare. Non ha certo i soldi per affrontare una battaglia legale contro tal gigante quindi la decisione è quasi scontata. Teachbook è un social network - un potenziale social network, dovrei dire - che dovrebbe mettere in contatto gli insegnanti permettendo loro di scambiarsi materiale per le lezioni, idee e altre risorse. Il termine "book" (libro) è quindi appropriato al loro sito, ma Facebook sostiene che questo termine è una caratteristica particolare di Facebook e che permettendo a altri social network di utilizzarlo diluirebbe il loro brand. "Stanno bombardando una zanzara," dice Gre, "e non sono sicuro del perché vogliano farlo."

Oggi Google ha svelato al mondo una nuova feature del suo mototre di ricerca e ha lasciato tutti a bocca aperta. Questa feature non è ancora live in Italia, ma se andate su Google.com la potete vedere in azione. Google ha espanso concetto del box che cerca di predirre il testo della query di ricerca mostrando in tempo reale gli stessi risultati. Cioé mentre digitiamo la query Google ci mostra i risultati che crede noi vogliamo vedere. Provate, se digitate la lettera w Google penserà vogliate scrivere weather, ovvero che vogliate i risultati del meteo e quindi mostrerà quelli. Se invece la seconda lettere è una i, Google penserà a Wikipedia. Eccezionale. "Con oltre un miliardo di utenti a settimana," ha dichiarato Marissa Mayer, "questo risparmierà più di 350 milioni di ore all'anno ai nostri utenti." Questa dichiarazione si basa sulla stima di Google che questa feature risparmierà dai 2 ai 5 secondi per ricerca. La cosa interessante è che oltre a essere più comodo e più veloce, Google Instant ci porterà a vedere molti più risultati di quanto siamo abituati perché, diciamocelo, non sono in molti a cliccare sulla seconda pagina. Google ha già annunciato che Google Instant sarà presto disponibile sui browser (leggi Chrome) e sui cellulari. Non vedo l'ora che qualcuno crei un'estensione per Firefox.

Il livello di segretezza che circonda l'ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), ovvero quel gruppo di paesi che cercano un accordo internazionale per combattere la priateria, è davvero assurdo. Per anni questo gruppo non ha comunicato nulla sul suo mandato, sul suo operato e su quanto deciso, ma grazie a una serie di talpe i documenti originali del gruppo arrivano a Internet a intervalli regolari. Nell'ultima release gli ISP devono aver tratto un sospiro di sollievo, perché dalle 29 pagine è stato rimosso tutto quanto riguardava la colpevolezza degli ISP se questi non agivano tempestivamente contro i propri utenti quando notificati dallìACTA. Mentre questi paragrafi sono stati rimossi, resta comunque il fatto che gli ISP devono lo stesso fornire dati riguardanti i propri utenti sospettati di pirateria all'ACTA quando questa li richiede. Da tenere a mente che il testo del documento è ancora piuttosto vago e che può quindi essere interpretato in vari modi dai diversi governi firmatari: non è ancora il caso di lasciarsi prendere dal panico.

I gruppi anti-pirateria usano le tattiche più diverse per ottenere i loro scopi - ovvero impedire la diffusione di materiale coperto da copyright -, ma questa è davvero nuova anche per me. Ci sono diversi tipi di società che combattono la pirateria digitale e vanno da quelle che vogliono eliminare tutta la pirateria a quelle che mirano soltanto a proteggere particolari opere. Una di queste, la AiPlex Software con sede a Bangalore, si occupa di proteggere i film di Bollywood dalla pirateria. Stando alle dichiarazioni del suo amministratore delegato, Girish Kumar, il primo passo quando si trova un link a un'opera protetta da loro (i prezzi variano dai $4.290 ai $8.580 per quattro settimane di protezione) su un sito torrent, è di inviare una lettera chiedendo che il link venga rimosso. Se questo non avviene la AiPlex Software passa ad un attacco diretto con un DoS: di fatto rendendo impossibile l'accesso a tutto il sito - per quanto io mi possa ricordare questo tipo di attacco è illegale. In un ambiente dove le tattiche sono segrete, quest'affermazione da parte di Girish Kumar sembra quasi inverosimile.

La storia infinita tra Apple Giappone e il governo locale sembra aver avuto un termine. Dopo mesi di dispute sul fatto che le batterie degli iPod nano della prima generazione siano un rischio o meno, Apple ha acconsentito a mostrare un avvertimento speciale sulla home page del suo sito giapponese offrendo la sostituzione gratuita delle batterie. Adesso il Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria Giapponese ha annunciato che Apple ha sostituito 5.527 batterie ad Agosto - un forte aumento paragonato alle 62 di Giugno e alle 232 sostituzioni di Luglio. Non sono un esperto di sicurezza, ma oltre 5.000 batterie mi sembrano davvero tante.

Pusdo, uno dei principali botnet che inviano milioni di email di spam ogni giorno, è stato messo praticamente fuori uso. È dal 2007, quando Pushdo fu identificato per la prima volta, che ricercatori e white hat hacker stanno lavorando per rendere inoffensivo questo network. È notizia di questi ultimi giorni che il gruppo Last Line of Defense ha sferrato un duro colpo rendendo il network inoffensivo. Analizzando il traffico verso i vari PC infetti, i recercatori di LLOD sono riusciti a identificare 30 server sparsi per il mondo responsabili per l'invio delle istruzioni a tutto il botnet: i server Command Center. Una volta trovati questi si sono messi in contatto con i hosting provider, ma non tutti hanno collaborato e 10 di questi server sono ancora attivi anche se il volume di email spedite è ormai vicino allo zero. È chiaro da tempo che i creatori di Pushdo, benché tuttora anonimi, hanno fatto del loro meglio per fare sì che il loro network non venisse scoperto per il più a lungo possibile, nascondendo le istruzioni agli zombie (i PC infetti) con stringhe complicatissime. È anche interessante che i creatori di Pushdo furono forse i primi a usare il loro botnet non solo per inviare spam, ma anche per inviare malware che aiutasse il network a crescere.

Lo scorso mese il giudice nel caso contro lo studente dell'Università di Boston Joel Tenenbaum, ridusse la multa da pagare alla RIAA del 90% - ovvero da $675.000 a $67.500. Ma per Joel le cose sono chiare: non ha i soldi per pagare la multa: ridotta o meno. Anche la RIAA, a grande sorpresa di tutti, non è soddisfatta del risultato. La sorpresa deriva dal fatto che una multa così alta eleva il profilo del caso portando all'attenzione nazionale e internazionale l'ammontare ridicolo della multa. Joel sostiene che una multa del genere lo manderebbe in bancarotta e la RIAA ha già confermato che i soldi di questo caso andranno a finanziare ulteriori campagne anti-pirateria: gli artisti che la RIAA protegge non vedranno un centesimo di questi soldi.

Secondo PandaLabs, nel 2010, il 25% dei nuovi worm sono stati disegnati per diffondersi via USB. Questo tipo di virus riesce a replicarsi su qualunque sostegno abbia una memoria come cellulari, macchine fotografiche digitali, lettori MP3, HD esterni... La distribuzione è molto efficiente e un sondaggio di oltre diecimila piccole/medie aziende in 20 paesi (aziende con meno di 1000 computer) ha fatto emergere che il 48% di queste è stata infettata almeno una volta nel 2010 e che il 27% di queste infezioni è dovuta da worm trasmessi via USB. La tecnica di base è come segue: Windows usa il file Autorun.inf su questi drive e gadget per sapere quale azione compiere quando questi vengono collegati al PC. Questo file, nella root della memoria esterna, ha l'opzione di eseguire parte del contenuto esternamente quando viene collegata al PC. Modificano l'Autorun.inf è possibile forzare il virus ad auto-eseguirsi immediatamente infettando il PC semplicemente perché ci si è collegati via USB. PandaLabs ha creato Panda USB Vaccine, un tool gratuito al fine di combattere questa minaccia.

Dmitry Chestnykh, fondatore di Coding Robots, una piccola società che produce un software per Mac per la redazione di piccoli blog, ha scoperto che il proprio software veniva offerto piratato su The Pirate Bay - il software costa $29,95 dopo una trial gratuita di 30 giorni. Invece di inviperirsi ha pensato di scaricare il suo stesso software da TPB per vedere il lavoro del pirata e per accertarsi che gli utenti potessero utilizzare tutte le funzioni del software anche se piratato. Scoprendo che il lavoro del pirata pare il lavoro di un dilettante - il pirata ha usato un complessisimo sistema di generazioni di chiavi e software per Windows quando la verifica della licenza è un semplice valore vero/falso - ha deciso di scrivere a TPB (inviperendosi) chiedendo loro di tenere il file online in modo che tutti potessero irridere il pirata "Minimoto". Neanche a dirlo, TPB, ha immediatamente rimosso il file. Nota per la nostra SIAE: chiedere a TPB di tenere un file online sembra una tattica vincente per convincerli a fare il contrario.

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